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giovedì 30 aprile 2020

Emergenza Covid-19 e una telefonata inaspettata

In queste settimane tutti stiamo vivendo una situazione impensata a causa del Covid-19...
Arrivano notizie dai paesi vicini, ma poche dagli stati africani... sembra che la situazione sia migliore che da noi, ma non si capisce se questa sensazione sia dovuta al reale stato della popolazione o semplicemente al fatto che le notizie che arrivano sono poche e confuse.
Cerco un po' in rete, ma evito di chiamare l'associazione che segue i miei bimbi... so che anche loro lavorano da casa e che continuano a seguire attivamente i progetti, e tanto basta.
Ma una mattina suona il telefono e...
"Ciao, chiamo da COOPI, stiamo contattando i donatori del Sostegno a Distanza per rassicurarli sulla situazione dei bambini..."
Ecco... come sempre riescono a tranquillizzare e informare.
La ragazza al telefono, gentilissima e chiara, mi spiega che ognuno degli stati in cui operano ha messo in atto misure di prevenzione, le scuole e i centri sono chiuse e i bambini restano in famiglia. COOPI ha distribuito prodotti per l'igiene, posizionato pompe d'acqua e anche materiale per permettere ai bambini di continuare a studiare, anche se da casa. Tutto questo ovviamente unito a visite alle famiglie per spiegare il più possibile la situazione e mettere in guardia sui possibili rischi.
Insomma in questo periodo in cui tutto il mondo è in allerta sanitaria, i fondi del SaD stanno aiutando i bambini e le loro famiglie (e quindi la loro comunità) a proteggersi da questo pericolo invisibile, ma letale.
Non avevo dubbi che ci fossero state delle modifiche sulla gestione delle donazioni e che COOPI le avesse come sempre utilizzate nel modo più pratico e utile in base al momento... ma sono stata davvero felice dell'attenzione che han avuto nei miei confronti (e nei confronti degli altri donatori) di fare quella piccola e esplicativa telefonata.
Potevano limitarsi ad una mail, ma han preferito come sempre il contatto umano e il racconto che solo una voce può fare.

 

Articoli di COOPI:



 


mercoledì 28 agosto 2019

Aggiornamento annuale

Ecco nella buca gli aggiornamenti annuali dei bambini.
Ogni busta contiene una scheda con le notizie generali del paese e una scheda con il racconto specifico della vita dei bimbi stessi.

Aggiornamento dalla RCA
Aggiornamento dalla RCA

 
Aggiornamento dall'Etiopia
Aggiornamento dall'Etiopia

Con mia grande gioia... ecco un bel disegno da ognuno di loro!
Sono sempre contenta di riceverli... il pensare che quel bimbo abbia avuto voglia di farlo mi rende felice.
Anche perché so per certo che nessuno chiede loro di farli controvoglia.
In questi anni più di una volta è capitato che non si sentissero di farlo e, semplicemente e com'è giusto che sia, non ho ricevuto nulla.
Ricordo infatti che ci vollero parecchi aggiornamenti perché Luisa decidesse di scrivermi... ma poi i suoi disegni si trasformarono in lettere e poi addirittura in quaderni completi...
Bisogna saper aspettare e lasciare ad ognuno i suoi tempi.
E se Liya e Amos han già deciso di aver piacere a scrivermi... beh... posso solo dire grazie per questo regalo!

Il disegno di Amos
Il disegno di Amos

Il disegno di Liya
Il disegno di Liya


sabato 1 settembre 2018

Liya e Amos

Insieme al saluto a Luisa e David arrivano anche le notizie dei nuovi bambini che avrò l’onore di accompagnare in questo splendido percorso di adozione a distanza.

I progetti in Repubblica Centrafricana sono sempre attivi e così, al posto di foto e disegni di David, trovo la scheda e la fotografia di Amos.
Amos ha 11 anni e è un bel ragazzino con lo sguardo fiero. Vive a Bangui, la capitale della RCA, ed è seguito dalla struttura Sant Bernard.
So che la situazione in RCA, così provata dalla lunga guerra civile, non fa sperare in una lunga amicizia… tanti bimbi si sono susseguiti in questi anni… ma ad ogni modo proverò ad inviargli una lettera raccontandogli di noi e chissà… magari con Amos avremo la fortuna di poterci scrivere per un periodo abbastanza lungo da poter vedere i suoi progressi a scuola e nella vita.
SPERIAMO!

 

Liya invece vive in Etiopia, ad Addis Abeba, ed è una dolce e bella bambina di circa 4 anni, due occhioni grandi e lo sguardo che non sa bene cosa aspettarsi da quelle persone per cui le stanno scattando la fotografia.
Non conosco molto del suo paese e so che dovrò documentarmi nel futuro per cercare sempre più notizie.
Spero che le nostre future lettere e disegni le faran piacere e pian piano vorrà inviarcene anche lei.
Sarà bello vedere una piccola dolce bambina crescere.


Dopo 8 anni, mi trovo a ricominciare da zero due nuove storie di amicizia a distanza…
Non vedo l’ora di scoprire che bei momenti mi riserveranno le loro lettere e disegni… 

Ben arrivati Liya e Amos!


giovedì 8 giugno 2017

La Scuola di Bouchia

David frequenta la Scuola di Bouchia, la stessa scuola che aveva frequentato Robi prima del suo trasferimento a Bangui.
Ma cos’è la Scuola di Bouchia? E dove si trova?
La descrizione che mi arriva nelle lettere (come se fosse stata scritta da David) è questa:
«
La mia scuola elementare è stata costruita nel 1939, in piena foresta, da un soldato che, tornato dalla Francia, si rese conto dell’importanza di andare a scuola per cambiare in meglio la propria vita e quella degli altri. 
Credo abbia fatto bene. 
Scuola di Bouchia
foto di COOPI
Oggi, la scuola ospita 734 allievi e siamo divisi in 7 aule dove siamo seduti stretti stretti, l’uno accanto all’altro e, visto che siamo comunque tanti, facciamo i turni: alcuni frequentano le lezioni al mattino, altri il pomeriggio. Non tutti abbiamo i quaderni, perciò usiamo le lavagnette (a volte le dobbiamo condividere con fratelli e sorelle) e quando lo spazio per scrivere è finito dobbiamo cancellare per poter riscrivere: non è molto semplice imparare così, ma ci sforziamo di farlo. Comunque, chi ha bisogno può frequentare tre volte la settimana i corsi di recupero.»

Ed ancora…
«
La scuola di Bouchia assicura l'insegnamento primario a tutti i bambini del villaggio di Bouchia e dintorni.
Scuola di Bouchia
E' situata in piena foresta nella prefettura della Lobaye (sottoprefettura di M'baiki).
Le nostre attività garantiscono principalmente l'istruzione, attraverso la copertura delle rette e la fornitura del materiale scolastico ai bambini. Il nostro obiettivo è anche fornire un'istruzione di qualità, curando sia la struttura scolastica dove i bambini fanno lezione sia la formazione degli insegnanti.
La scuola garantisce anche le cure mediche necessarie ai bambini e l'accesso a un'alimentazione adeguata, attraverso la distribuzione mensile di viveri alle famiglie.
Infine, la scuola si occupa di seguire le pratiche e coprire i costi per la realizzazione dei documenti di identità per i bambini che ne sono sprovvisti poiché non sono stati registrati alla nascita.
»


Di sicuro un progetto importante, quello di portare avanti l’istruzione nonostante gli scontri, la guerra e le difficoltà che i bambini devono affrontare in RCA.


lunedì 5 giugno 2017

Quella notizia che non ti aspetti

Pensavo di riprendere a scrivere raccontando le ultime notizie di Luisa e Robi, ma proprio in questi giorni è arrivata una lettera inaspettata…
Robi si è trasferito con la famiglia a Bangui, in una zona non raggiungibile dagli operatori di COOPI, e di conseguenza il sostegno a distanza non potrà continuare.

Al posto delle notizie su di lui, trovo i dati e la foto di un nuovo ragazzino: David (ovviamente anche questo è un nome di fantasia).

Quella notizia che non ti aspetti - Ciao Robi!

Devo essere sincera… non mi aspettavo questa notizia.
Spero che il cambiamento per Robi implichi un miglioramento delle sue condizioni di vita… magari la mamma o i nonni hanno trovato un lavoro… ma di sicuro il fatto che si sia trasferito in Bangui mi lascia con addosso un po’ di amaro in bocca perché troppo spesso sono arrivate notizie di scontri o problemi.
Forse in maniera illusoria, ho sempre avuto la sensazione che la zona in cui ha vissuto fino ad ora fosse un poco più sicura…
In ogni caso non posso fare nulla per cambiare questa situazione, se non prenderne atto e augurargli con tutto il cuore una vita serena, che gli permetta di crescere nel suo paese e migliorare la condizione di vita sua e della sua famiglia.

Guardo la foto di David.
È un ragazzino dallo sguardo gentile, ben vestito e sistemato come sempre avviene per le foto dedicate alle madrine/padrini. A volte guardando queste foto mi chiedo se sia sempre così, o come sarebbe vedere una loro foto dopo magari una giornata di giochi, o di lavoro…
Il suo progetto è la stessa scuola che frequentava Robi. Un progetto interessante dedicato all’istruzione, l’unica vera fonte di miglioramento per ogni persona!
Scopro così che ora, quando un bambino esce dal progetto di Sostegno a Distanza, COOPI propone ai donatori un bambino del suo stesso progetto, o almeno della sua stessa nazione.
Anche se in fondo è vero che non c’è differenza tra un bambino e un altro sostenuto a distanza, credo che questa attenzione alla “continuità” sia un modo per andare incontro ai sentimenti delle madrine/padrini e all’affetto che possono averli legati non solo a quel bambino, ma alla comunità di cui faceva parte.
E infatti mi rendo conto, che nonostante gli anni passati, un pezzo del mio cuore sia rimasto legato in maniera indissolubile al progetto CHRAM, in cui era inserito Abuin. Peccato non aver più avuto la possibilità di seguire bambini appartenenti a quel progetto…

In ogni caso ora è arrivato nella mia vita David e questo solo conta.
Così prendo carta e penna e gli scrivo una letterina di presentazione, perché sappia chi sono quelle persone che lo seguono da lontano.
La invio a COOPI, insieme a delle foto, e avvisando che il Sostegno a Distanza continuerà con lui!

Ciao Robi, è stato un onore far parte di un pezzettino della tua vita…
Benvenuto David!
Spero che percorreremo insieme un pezzo di strada sereno.


venerdì 9 ottobre 2015

Il sogno di Robi e il muro della realtà

Nell’ultimo aggiornamento arrivato lo scorso luglio c’erano le lettere dei bambini, con i loro sogni e le loro speranze, i loro racconti e i loro disegni.
Robi è piccolo, non riesce ancora a scrivere da solo una lettera in francese da mandare a padrini lontani e così la sua lettera è scritta materialmente da una delle persone che lo seguono.
Ho visto le foto di Robi mentre guardava i nostri bigliettini e disegni e così lo immagino vicino al suo responsabile mentre insieme scrivono la sua risposta.

“Cosa vuoi dire ai tuoi padrini Robi? Raccontiamo come vivi? E cosa vuoi fare da grande?”
“Sì sì, voglio fare anche io l’ingegnere come il mio padrino!”

E così ecco le sue frasi trascritte per lui su carta, in bella copia:

Il sogno di Robi

Leggere quelle righe mi crea da un lato un grande piacere perché mi fan sperare che Robi voglia crescere e imparare cose belle, ma allo stesso tempo mi procura una piccola fitta al cuore, perché Robi abita in Repubblica Centrafricana dove da poco sono nuovamente ricominciate le violenze e l’assurdità della guerra civile.
Eppure, nonostante la tremenda esperienza della guerra, il sogno di un bambino è sempre quello... crescere e avere una vita felice!

Nonostante tutto nella lettera che gli disegno/scrivo provo a dirgli di seguire i suoi sogni perché è grazie a quelli che si può fare tanto anche per il paese in cui si vive:

Il sogno di Robi

A dire il vero, gli ultimi sviluppi in Centrafrica non mi fan ben sperare nemmeno che la mia lettera potrà essergli consegnata con facilità...
Come riportano gli articoli in rete delle associazioni:
«[...] la maggior parte delle organizzazioni umanitarie ha dovuto sospendere o ridurre le attività ed evacuare parte dello staff »

Facile ipotizzare che le lettere dei sostenitori siano quindi ora l’ultima preoccupazione, ed è giusto così.
L’unica cosa importante è che i bambini, le loro famiglie e gli operatori siano al sicuro. Ma anche per avere queste notizie si dovrà aspettare molto tempo...

Il confronto tra quel sogno infantile è così stridente con il muro della realtà della guerra e delle violenze nuovamente scoppiate in RCA.
L’unica speranza è che pian piano la follia che corre nel paese si plachi, il sogno diventi qualcosa di realizzabile e che mai si trasformi solo in un’utopia. 

lunedì 22 giugno 2015

E poi ci sono quelle sorprese...

E poi ci sono quelle sorprese che ti cambiano la giornata!
Siamo a giugno e il tempo di ricevere le lettere dei bambini si avvicina, ma non è ancora arrivato. L’attesa cresce, ma come sempre la pazienza deve dare un freno alla voglia di aprire la buca delle lettere ogni giorno sperando in un invio anticipato.
Ovviamente la mia pazienza non ha poi così tanta forza e rigorosamente ogni sera caccio il naso nella cassettina della posta per ritirarlo fuori un po’ deluso e con una vocina che gira in testa “te l’avevo detto... devi avere pazienza!!!”
Mi trattengo anche dallo scribacchiare mail moleste all'associazione sperando di avere qualche informazione in anticipo... si lo so che aspettare tranquilla sarebbe la cosa più normale, ma per quanto alleni la mia pazienza da 5 anni, credo di non averla ancora resa abbastanza forte da non farmi arrivare a luglio con la curiosità che saltella da tutte le parti...
E poi capitano quelle cose che non ti aspetti...
come aprire una mail e...:
«
mi hanno appena inviato le foto che sono state fatte a Robi quando gli hanno consegnato e letto la vostra lettera.
Le trovi in allegato

Ti riporto le parole di Trinidad:

Siamo andati tutti e tre in un prato e il referente della scuola ha letto la lettera al bambino (Robi parla Sango e gli è stato tradotto il contenuto dal francese).
Dovresti avere visto come era contento questo bimbo quando ha visto  i disegni di una tartaruga che i sostenitori stessi hanno fatto...
»

Apro immediatamente gli allegati e trovo una foto bellissima di Robi, seduto per terra nel prato, con in mano la letterina che gli avevamo spedito lo scorso febbraio e sul visetto un’espressione bellissima.
Ripenso a quando l’avevo scritta e a quando avevo pensato di attirare la sua attenzione facendo il disegno della tartarughina che vive con noi in casa, sperando che gli piacessero gli animali.
Che bello sapere che proprio quel piccolo disegnino lo avesse così divertito.
Dietro quella foto però non c’è solo la soddisfazione di averlo fatto sorridere con un disegno, ma c’è anche la contentezza di vederlo sereno nonostante la guerra e le terribili violenze che hanno imperversato in Repubblica Centrafricana.
Quella breve mail e le foto in allegato sono stata una sorpresa bellissima e carica di emozioni... la dimostrazione stessa di come sia possibile far sorridere un bambino dall'altra parte del mondo e sentirsi riscaldati da quel sorriso.


E poi ci sono quelle sorprese...

martedì 9 giugno 2015

Centrafrica, Trinidad e le notizie dal campo

Ormai lo so, la cosa che si deve imparare prima di ogni altra quando si ha attivato un’adozione a distanza, è la pazienza.
Gli aggiornamenti sono solo due all'anno e tendenzialmente non si chiedono notizie aggiuntive all'associazione che segue i bambini. Come potrebbero infatti rispondere ad ogni donatore che chiede informazioni ogni poco tempo? Finirebbero per passare le ore del giorno a rispondere alle domande invece che portare avanti le attività dell’associazione stessa.
Però ci sono dei casi in cui si può fare un piccolo strappo alla regola… quelli in cui il bambino che stai seguendo viva in un paese devastato da una guerra, dove il rischio di morte e aggressioni è altissimo.
Robi vive proprio in Repubblica Centrafricana e la preoccupazione che possa accadergli qualcosa (soprattutto dopo la scomparsa di Abuin un anno fa) si fa sentire ogni giorno.
Senza contare che le notizie che arrivano non sono sempre chiare e che bisogna rovistare in internet per trovare aggiornamenti perché, a quanto pare, la guerra in Repubblica Centrafricana ha l’abitudine di passare inosservata nei canali di informazione più comuni.
Così l’altro giorno ho deciso di scrivere a Diana, la ragazza che per COOPI si occupa del Sostegno a Distanza in RCA, e di chiederle notizie su cosa stia avvenendo realmente nel paese, soprattutto dopo la conferenza di pace che si è tenuta poco tempo fa e che crea un briciolo di speranza di serenità.
Come sempre la risposta alla mia domanda non tarda ad arrivare. Diana ha infatti contattato subito Trinidad, che è attualmente sul campo ed ecco le sue parole:
«
Alla nostra donatrice che ti ha scritto per chiederti informazioni puoi dire che la situazione in Centrafrica è molto migliorata anche se non si può dire che il paese sia tranquillo. Un mese fa, c'è stata una conferenza di pace che ha riunito i rappresentanti dei gruppi armati che hanno firmato un accordo di disarmo e di pace. Qualche giorno dopo questa conferenza, 357 bambini soldato sono stati liberati.

L'arrivo della missione di pace, i caschi blu, delle Nazione Unite ha contribuito a migliorare la situazione, almeno sul piano politico e di sicurezza perché la situazione economica è un disastro. Il Centrafrica era già, prima della crisi, il sesto paese meno sviluppato del mondo, secondo l'ONU, malgrado le risorse naturali di cui dispone (oro, diamanti, legno di buonissima qualità). La guerra tra i gruppi armati, le persecuzioni religiose tra le diverse comunità e l'insicurezza, che hanno causato migliaia di morti, hanno contribuito ad aumentare la miseria del 80% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà.

Nel 2013, il PIL della Centrafrica è calato del 37%. Circa un milione di persone sono fuggite dalle loro case (più o meno, 400.000 sono diventati rifugiati in altri paesi ed il resto sfollati interni). Il paese, adesso, è il terzo più povero del mondo. La metà delle scuole sono state distrutte, almeno 5.000 persone uccise, e non si conosce ancora quante persone, donne, bambini ed uomini, hanno subito abusi sessuali gravissimi.

Tutto questo per dirti che il sostegno che ricevono i nostri bambini è più necessario che mai, tra l'altro come il resto del lavoro che COOPI fa qui con le vittime della violenza, i rifugiati, gli sfollati, etc.

Grazie
A presto
Trinidad
»

Leggo e rileggo.
Non si tratta di notizie specifiche sul bambino e sulla struttura che lo segue, ma almeno sono notizie che arrivano direttamente dal paese e, se chi è lì ora, definisce la “situazione molto migliorata anche se non si può dire che il paese sia tranquillo” vuol dire che si può sperare che la follia omicida che ne ha percorso le strade si stia placando.
Tra un mese dovrebbe arrivarmi anche l’aggiornamento specifico su Robi e saprò se è al sicuro con la sua mamma, ma sono certa che se ci fossero stati dei problemi Diana mi avrebbe avvisata subito.

Notizie dal Centrafrica?

martedì 20 gennaio 2015

Sempre un'emozione

Ogni volta che arrivo a casa e vedo nella buca delle lettere la busta di COOPI è sempre un'emozione.
Certo di lettere ne arrivano molte, anche da COOPI stessa, ma la lettera con l'aggiornamento dei bambini ha un formato particolare e basta vederla, lì nella cassettina, per sapere cosa contenga.
Oggi è arrivata quella di Robi!
Quella di Luisa è invece ancora in viaggio, ma di certo si tratta ormai di pochi giorni e anche lei sarà nelle mie mani.

L'aggiornamento di gennaio (sì lo so l'associazione lo considera di dicembre quando lo spediscono, ma a me arriva sempre a gennaio...) non è direttamente specifico sul bambino, tranne che per la sua bella foto.
Eccolo lì, Robi, con i suoi pantaloni un po' corti e la giacchina con il cappuccio calato sulla testa. Lo sguardo sempre un po' triste di chi dovrebbe poter passare il tempo a giocare con i compagni e invece deve far i conti con una guerra assurda creata da quelli che si ritengono “gli adulti” “i grandi”. Un bambino di pochi anni non dovrebbe nemmeno sapere cosa significa il termine guerra, figuriamoci viverci dentro... come si può stupirsi del suo sguardo triste anche se tanto tanto dolce?
Le notizie che leggo sulla scheda aggiornata dei progetti in RCA non sono purtroppo molto confortanti. Gli scontri continuano e la vita serena è più che altro un miraggio. Ma per fortuna i centri cercano di portar avanti le loro attività, anche se in maniera ridotta.
A quanto pare negli ultimi mesi nessun bambino seguito dai centri COOPI è più “scomparso”, così come era invece avvenuto a inizio anno quando molti erano fuggiti con le loro famiglie, così come aveva fatto anche Abuin.
Ci sono stati però vari casi di malattie gravi, come tubercolosi o anemia falciforme, o bambini in attesa di interventi chirurgici. Per fortuna il Sostegno a Distanza serve anche a dar a questi piccoli le cure mediche di cui necessitano, oltre che a garantir loro l'istruzione e gli aiuti alimentari.
Nonostante la guerra stia rubando a questi bimbi la possibilità di una vita normale, i centri cercano di portar avanti il loro impegno e poco importa se il rendimento scolastico degli studenti è stato basso quest'anno (come si fa a concentrarsi col terrore di chi sa che si è in costante rischio di aggressioni?) o se non si è potuto destinare fondi a materiale ludico e a momenti di gioco. L'importante è che le scuole siano state riaperte, che i bambini siano stati curati e che ci siano persone che ogni giorno li aiutino a imparare che un altro mondo è possibile e che bisogna impegnarsi fin da piccoli per renderlo migliore.
Tutta la mia ammirazione va a queste persone!
Che giorno dopo giorno dedicano la loro vita a far crescere quei bambini che domani saranno “gli adulti”, si spera più saggi di quelli attuali, e che potranno decidere che mondo vorranno costruire portando con sé quell'insegnamento che gli è stato donato con tanta dedizione.

Quella lettera è sempre un'emozione

lunedì 28 luglio 2014

Ed eccola lì

Torno a casa da una giornata particolarmente faticosa.
Sono stanca e dolorante per alcuni problemi di salute, l’unica cosa a cui penso è di riposare un poco e far calmare le forti fitte che continuano ad arrivarmi sulla schiena.
Arrivata nel vialetto di casa guardo oltre il portoncino di vetro. Come d’abitudine punto lo sguardo sulla mia buca delle lettere, anch’essa di vetro, e vedo all’interno una busta principalmente bianca con l’inconfondibile bordo colorato di verde e azzurro.
E il mio umore cambia radicalmente!!!
“Ecco finalmente le notizie del bimbo o bimba!” esclamo senza aver ancora aperto il portoncino.
C. cammina vicino a me e mi guarda con un’aria più che altro interrogativa “e come fai a dirlo???”
“Ho visto la lettera, guarda là dentro” e indico una busta in una buca oltre la porta davanti a noi.
Poco dopo la busta è nelle nostre mani “eheheheh eccola qua!”

Arriviamo in casa e la apriamo insieme. Sono felice che sia arrivata oggi che c’è anche C. con me, in fondo quella busta è mia tanto quanto sua.
Dentro c’è la foto di un bambino carinissimo di 6 anni, tutto vestito bene, forse per l’occasione della foto.
Il suo sguardo mi ricorda quello della prima foto di Luisa, uno sguardo serio e triste, quasi disilluso. Il commento di C. racchiude tutte le impressioni in una frase sola:
Ha lo sguardo di un bambino che dovrebbe giocare di più!
Già!
A 6 anni si ha voglia di giocare con gli amichetti, magari di combinare qualche marachella e di iniziare ad andare a scuola, anche se come per molti bimbi quella scuola all'inizio sembra quasi un po’ antipatica... perché ruba il tempo al gioco.
Ma in RCA tutto questo è oscurato non solo dalla povertà e dalle difficoltà della vita quotidiana... è oscurato dalla guerra...

Leggo la scheda del piccolo.
Vive in una zona diversa da quella in cui viveva Abuin. Si trova infatti in un paese ad alcune ore di auto da Bangui, la capitale.
A quanto leggo in quest’area l’associazione che lo segue sta portando avanti principalmente un discorso legato all'istruzione, quindi alla scuola e a tutto ciò che può ruotarle attorno.
Come sempre il sostegno darà un pacco alimentare mensile al piccolo e alla sua famiglia, e pagherà le tasse scolastiche, gli stipendi dei docenti e fornirà tutto il necessario per imparare, come quaderni, lavagnetta, gessi, penne, matite. Oltre a scarpe e vestiti e un bel completo per lo sport.
Sì lo sport! Che qui ha ancora quel significato vero e nobile di aggregazione e amicizia tra i bambini!!! oltre alla sua importanza per la salute ovviamente.

Leggo e rileggo le informazioni e spero con tutto il cuore che questo piccolo aiuto possa dare a quel bambino la speranza e la possibilità di diventare un uomo desideroso di pace e di migliorare la sua stessa vita, quella della sua famiglia, dei suoi amici e, perché no?, del suo stesso paese!

Come sempre non scriverò il vero nome del bimbo, ma d’ora in poi lo chiamerò semplicemente Robi.
Quindi... Ben venuto Robi!

Siamo veramente onorati e felici di conoscerti!!!

Ed eccola lì... lo sguardo di Robi

domenica 13 luglio 2014

Aspettando di conoscere quel nome

Dopo la notizia della scomparsa di Abuin e la conseguente fine della sua adozione, ho chiesto all'associazione di girare il mio piccolo aiuto ad un altro bambino sempre in Repubblica Centrafricana.
La situazione nel paese è sempre più grave.
Cerco di tenermi un po' aggiornata leggendo le varie notizie che arrivano dalle associazioni che continuano a operare nonostante la guerra e le violenze, ma credo che per chi vive fin dalla nascita in un paese in pace sia praticamente impossibile comprendere appieno le atrocità che vengono commesse in situazioni come quelle in RCA.
I bambini rimasti orfani e quelli “trasformati” in piccoli soldati sono tantissimi. Bambini che dovrebbero preoccuparsi solo di giocare, andare a scuola, sognare, sperare di crearsi una vita serena in un luogo pacifico, si trovano invece a dover diventare uomini e donne cresciuti troppo in fretta, con gli occhi pieni di immagini di morte e dolore.
Come potersi stupire se molti di loro cercano disperatamente la fuga con qualunque mezzo da situazioni del genere???
L'aiuto che possiamo mandare da qui sostenendo le associazioni che, nonostante le aggressioni e il costante pericolo, continuano a cercare di proteggerli e a creare con loro e per loro un po' di pace, è forse un piccolissima goccia... ma comunque sia è un aiuto, forse piccolo e insignificante, ma è un aiuto e anche se solo un persona potrà trarne beneficio allora sarà stato ben utilizzato e avrà avuto senso l'essere stato donato.
Non conosco ancora il nome e la storia del bambino che riceverà il mio piccolo aiuto, non so se quell'aiuto potrà dargli la possibilità di trovare un poco di serenità e protezione permettendogli di ritrovare un po' della sua fanciullezza. Difficile anche solo sperare una cosa del genere per un bambino che vive in un paese dilaniato dalla guerra. Ma per lo meno gli garantirà un pasto e una speranza.
Per il resto posso solo sperare che la follia che sta sconvolgendo la vita di troppi innocenti possa finire e tramutarsi in pace.
Quella pace che noi, che abbiamo il grande privilegio di goderne, diamo così per scontata da essere spesso troppo ciechi per capire chi non ce l'ha.

un piccolissima goccia...
 

venerdì 23 maggio 2014

ciao ABUIN !

ciao ABUIN!

è di pochi giorni fa la telefonata di COOPI... non hanno più modo di trovare Abuin, il ragazzino che sostengo in Repubblica Centrafricana.
Non va più al centro Chram... non è più a casa sua...
La speranza è che sia riuscito a fuggire con la famiglia da quella guerra assurda e fratricida che sta sconvolgendo il suo paese, trasformando un'esistenza pacifica in un orrore atroce.
Vorrei fare mille domande alla ragazza che mi ha telefonato per cercare di avere un po' più di notizie, ma so che è impossibile avere risposta.
Le chiedo solo, se mai avranno ancora sue notizie, di avvisarmi immediatamente.
Per il resto posso solo sperare...

ciao Abuin... resterai sempre nel mio cuore 

venerdì 10 gennaio 2014

Le nuove schede

Le lettere sono arrivate insieme, durante le festività natalizie, come se fossero il tanto atteso regalo da mettere sotto l'albero.
Le apro trepidante chiedendomi come saranno perché questo è il famoso primo nuovo aggiornamento invernale, quello preannunciato con la foto del bambino e le informazioni sul progetto inquadrato nella società in cui vive.
Le schede in realtà non sono specifiche dei centri che seguono Luisa e Abuin, ma sono riassuntive di tutti i progetti SaD presenti nella nazione.

Mi piacciono queste nuove schede.
Sostengo il SaD da ormai tre anni, ma devo ammettere che mi hanno decisamente aiutata a comprendere molte attività dei progetti che mi erano un po' oscure.
Sicuramente schede descrittive come queste risultano un ottimo metodo per spiegare chiaramente a chi non sa cosa sia un SaD e in cosa consistano sia le attività giornaliere, per così dire “di routine”, sia quelle di emergenza, che possono andare dalle cure mediche di un bambino malato fino alle azioni di emergenza in situazioni gravissime di guerra.
Confesso però che c'è una cosa che mi ha colpito un po' negativamente, e cioè il fatto che mi aspettavo una descrizione così dettagliata del singolo progetto dei miei ragazzi e non riassuntiva degli N progetti di una intera nazione.
Trattandosi delle prime schede così strutturate e avendo trovato molte informazioni generali sul SaD che effettivamente non avevo compreso in questi tre anni, posso decisamente dire di essere soddisfatta in questo momento. Ma conoscendomi, e conoscendo la brama di notizie dettagliate sui miei ragazzi e sulle strutture che li seguono direttamente, mi chiedo se il prossimo anno sarò ugualmente appagata da schede nazionali.
Ovviamente la risposta potrò averla solo tra un anno e so che molto dipenderà da come saranno quelle schede future ma, avendo avuto modo di conoscere le persone che lavorano al SaD, sono certa che come sempre chi le scrive saprà dare informazioni nuove e mai ripetitive e forse chissà con anche qualche riga in più sul progetto specifico che segue il bambino sostenuto dal donatore che riceverà quella lettera.


Le immagini degli aggiornamenti sono state pubblicate con l'approvazione di COOPI.
Cliccate sulle immagini per leggere le schede:

Perù - pagina 1

Perù - pagina 2

RCA - pagina 1

RCA - pagina 2
 

domenica 1 dicembre 2013

Aggiornamenti dalla Repubblica Centrafricana

Leggo preoccupata e vado a cercare se trovo nuove testimonianze sul sito di COOPI e trovo un aggiornamento dello scorso 29 novembre.
Sono preoccupata e arrabbiata allo stesso tempo. Ogni giorno la televisione parla di guerre, scontri e morti in giro per il mondo. Siamo quasi assuefatti a queste notizie, come se la guerra fosse un naturale evento della vita.
Poi un giorno ti trovi ad aspettare notizie di un ragazzino che conosci e a cui vuoi bene. Sai che vive proprio lì a Bangui, in mezzo agli scontri e le violenze e quella assuefazione da notizia ricorrente sparisce di colpo.

Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Gino Strada “Pappagalli verdi”.
Me lo aveva regalato un amico tempo fa, ma non avevo ancora avuto il coraggio di leggerlo. Non ne so il perché, forse è per quella paura di dover aprire gli occhi sempre più su realtà che non si vorrebbe esistessero. Comunque sia, e nonostante le varie motivazioni inutili, ora lo sto leggendo e questo serve molto di più dello star lì a chiedersi come mai non lo si è fatto prima.
Nel libro non ci sono racconti vissuti in RCA, ma poco importa, se si parla di Afghanistan, Ruanda, Vietnam, Kurdistan, Perù, Gibuti, … la violenza colpisce sempre i più deboli, i bambini, le donne, i vecchi, gli uomini che volevano solo vivere in pace del loro lavoro.
Nel libro non si parla della RCA, ma leggendolo so che tutti i fatti lì narrati potrebbero essere capitati e capitare tuttora proprio in RCA... aggressioni, morti, bambini vestiti da soldato che uccidono i loro stessi fratelli e genitori in una follia collettiva a cui, per quanto mi sforzi, non riesco a dare una motivazione.
Leggo le pagine del libro e non posso far altro che pensare continuamente ad Abuin, ai suoi genitori, al banchetto che la mamma tiene davanti la porta di casa per guadagnar quel che permetterà loro di vivere e a Abuin, che nonostante i suoi problemi di salute si impegna ad aiutarla controllando la merce ben esposta sul tavolo.
Mi chiedo cosa pensi Abuin di quello che gli sta succedendo attorno. Cosa possa comprendere di tutta quella follia insensata, dei colpi delle armi, dei morti per le strade.
Mi chiedo se sia ancora nella sua casa o sia riuscito a fuggire nella foresta come in tantissimi sono stati costretti a fare.
Mi chiedo se abbiano potuto trasportarlo via, al sicuro, perché lui non è in grado che a fare pochi piccoli passi, figuriamoci a correre per salvarsi la vita.

Mi chiedo, mi chiedo, mi chiedo... e mi rendo conto di quanto sia assurda questa situazione. Di quanto siano inutili e sterili questa lotte per il potere che ogni giorno mietono vittime in ogni parte del mondo... e le mietono tra chi non ne può nulla, tra chi cercava solo di vivere una vita dignitosa e serena.
Nell'ultima pagina del libro c'è una frase che mostra il risultato di questa follia:
Nei conflitti di oggi, più del novanta per cento delle vittime sono civili. Migliaia di donne, di bambini, di uomini inermi sono uccisi ogni anno nel mondo. Molti di più sono i feriti e i mutilati.”

Non c'è molto da commentare ancora.
Chiudo il libro e non posso far altro che aspettare che arrivino nuove notizie di Abuin, sperando che sia salvo, e con lui i suoi genitori.

la pace e la serenità che dovrebbero avere i bambini in RCA...
foto di COOPI

martedì 15 ottobre 2013

Preoccupazione...

Le ultime notizie sulla situazione in RCA erano arrivate con il giornale semestrale di COOPI. Più che altro però si trattava di articoli relativi alla piaga dei bambini soldato. Una cosa che credo solo chi ha visto possa comprendere appieno, e mai più dimenticare...
Per il resto le notizie sulla situazione generale della popolazione e dei centri seguiti dal SaD si fermavano a giugno-luglio, quando era uscito l'appello umanitario e quando erano arrivati gli aggiornamenti dei bambini... l'aggiornamento di Abuin...
Il non ricevere notizie mi fa sperare che le scuole siano state riaperte come era stato predisposto, e che a poco a poco, faticosamente, la vita stia riprendendo regolare.
É di oggi però una nuova testimonianza di Natacha, che in RCA segue i progetti del SaD. La sua testimonianza è lì, nero su bianco e mi fa capire che la situazione non è quella che tutti ci aspettavamo e speravamo, è purtroppo ancora molto drammatica.
La scuola non solo non è ricominciata in anticipo per recuperare il periodo perso durante gli scontri... non è proprio iniziata.
Gli scontri non sono finiti, continuano, e la gente vive ancora nella paura, scappando nella foresta per salvarsi.
Alcuni bambini del SaD sono fuggiti con le loro famiglie... cercano salvezza e forse non avranno più modo di ritornare nei centri che li avevano accolti e protetti. Ci saranno padrini e madrine che forse riceveranno la notizia della loro partenza e che riprenderanno in mano le loro lettere e i loro disegni, li guarderanno e poi chiuderanno gli occhi sperando che quei bambini e ragazzi, a loro tanto cari, trovino una strada sicura che li porti a crescere e a diventare uomini e donne in grado di creare un paese di pace.
Io incrocio le dita nella speranza di ricevere notizie di Abuin al più presto.
Incrocio le dita nella speranza che sia sempre al sicuro e con lui la sua famiglia.
Incrocio le dita per poter sapere al più presto che finalmente in Repubblica Centrafricana sia tornate la pace!


festa... l'atmosfera che dovrebbe sempre esserci al CRHAM
foto di COOPI

venerdì 9 agosto 2013

E l’aggiornamento?

Lascio passare una notte e poi ripenso alle novità.
Intanto leggo bene cosa dicono di Abuin.
Ecco una bella notizia... Abuin ha ricevuto la mia lettera-disegno ed è stato contento. Meno male, vuol dire che almeno non si annoia guardando quegli scarabocchi. È sempre stato il mio dubbio in fondo... gli piacerà ricevere quelle lettere pasticciate o non le considererà nemmeno?
Ma ecco subito dopo una brutta notizia, fortunatamente finita bene. A quanto pare ha sofferto di febbre tifoide, da cui però è guarito grazie alle cure.
A parte questa notizia c’è qualche riga sul colpo di stato, ma si tratta di cosa che già sapevo avendo cercato notizie costantemente in questi mesi.
Peccato, speravo in notizie reali di cosa era successo a Abuin e alla sua famiglia durante gli scontri e durante la malattia. I suoi genitori staranno bene? Saranno dovuti fuggire a causa degli scontri o più fortunatamente non avranno subito rischio diretto?
Incrocio le dita per questa ipotesi e immagino che in caso contrario me ne avrebbero dato notizia.
E comunque sia c’è da ringraziare di aver avuto notizie e aggiornamenti, visto lo stato di crisi e pericolo in cui si vive attualmente in RCA. Non erano decisamente da dare per scontati... avrebbe potuto non arrivare nulla. E non per inefficienza di qualcuno, ma per la reale situazione del paese.
In compenso, oltre alla scheda di Abuin, trovo un foglio che pone l’attenzione sull’emergenza umanitaria in atto nel paese:
«
Fortunatamente i Centri dei progetti SAD hanno potuto riprendere le loro attività regolarmente.
La scuola però è un diritto che deve essere garantito a tutti i bambini del Paese!
[...] aiutaci a far rientrare a scuola i bambini della regione di Bangui, proprio quelli che non sono sostenuti a distanza e che ora vivono una situazione di estrema difficoltà.
[...] tu sai bene quanto la scuola significhi per loro: istruzione e formazione, ma anche comunità, gioco e affetto.
»
Eh già, mentre io da “donatrice viziata” sono qui a lamentarmi se ho ricevuto o no il numero di righe di aggiornamento che più mi piace, una moltitudine di bambini lotta col quotidiano per riuscire asuperare quello che i cosiddetti adulti han creato e in cui in troppisi sono trovati coinvolti come bambini soldato.
Come sempre devo dire che quella che più ha da imparare da questa adozione, sono proprio io.

venerdì 28 giugno 2013

Emergenza Umanitaria

Pochi giorni fa sul sito di COOPI è uscito un appello chiaro e diretto:
«
»

A questo punto provo a chiedere qualche informazione più diretta su Abuin e gli altri bambini del Crham.
Come sempre la risposta arriva dopo poco, il tempo materiale di contattare la responsabile dei progetti SaD in RCA, per avere notizie il più recenti possibili, e quindi informarmi.
Devo dire che in situazioni come questa mi rendo conto di quanto io sia grata a Diana, che segue il SaD qui in Italia, perché davvero riesce dare a noi padrini/madrine tutte quelle informazioni di cui abbiamo bisogno per riuscire davvero a seguire i bambini e i ragazzi che sosteniamo. Ad ogni dubbio risponde sempre velocissimamente e con chiarezza, riportando la situazione così com’è, senza abbellimenti o peggioramenti.
Più volte in questi anni ho avuto il riscontro pratico e concreto di questa sua disponibilità e attenzione e davvero le sono infinitamente grata.
Grazie a questa sua disponibilità vengo quindi a sapere con certezza, che il Crham non è stato saccheggiato e tutti i bambini sono stati risparmiati dagli avvenimenti. È inoltre stato chiuso per un mese e mezzo per ragioni di insicurezza, ma che ora ha riaperto e le attività hanno ricominciato normalmente.
La situazione non è decisamente ancora buona, perché ci sono continue tensioni e gli attacchi non sono ancora cessati. La gente ha paura ma cerca di riprendere la propria vita uscendo di casa e ricominciando le attività giornaliere.

Incrocio le dita perché la situazione si stabilizzi il più in fretta possibile.
Nel frattempo quello che si può fare da qui è sostenere i progetti delle associazioni che operano in RCA e che aiutano la popolazione ogni giorno, sia nell’emergenza degli attacchi che nel recupero della vita normale.

lunedì 8 aprile 2013

La situazione in Repubblica Centrafricana peggiora

La situazione in Repubblica Centrafricana è purtroppo peggiorata drasticamente.
Cerco il più possibile notizie sui siti di COOPI o altre associazioni come Emergency (che stimo moltissimo) e seguo le loro pagine facebook per vedere se aggiungono notizie aggiornate.
Lo scorso 24 marzo i ribelli sono entrati a Bangui. Moltissime sedi di associazioni sono state assaltate, ma da quanto ho compreso la sede di COOPI e i loro centri sono stati risparmiati, tuttavia i cooperanti hanno dovuto evacuare la città e rifugiarsi precipitosamente a Bétou, una cittadina in Congo Brazzaville, sulle sponde del fiume l’O bangui che separa il Congo Brazzaville dalla RCA e dalla RDC.
Leggo tutta la testimonianza di Benedetta Di Cintio sull’evacuazione con grande apprensione e continuo a seguire gli aggiornamenti che arrivano abbastanza repentini in questi giorni.

Poco dopo la testimonianza sull’evacuazione, trovo anche la testimonianza di Natacha, responsabile dei progetti di sostegno a
distanza di COOPI in RCA.
Ci sono frasi che mi fanno tirare un sospiro di sollievo come questa:
« Ho subito chiamato i responsabili di ogni struttura. Stanno tutti bene : per fortuna nessuno dei nostri Centri è stato saccheggiato »

Ma ce ne sono anche molte altre che mi preoccupano non poco:
« la mattina di domenica 24 marzo, i ribelli sono entrati a Bangui ; la popolazione attonita li osservava dirigersi a piedi o sui camion verso il palazzo residenziale e nel giro di poco è iniziato il terrore: tiri di arma da fuoco, negozi e case saccheggiate, morti e feriti. »

Penso al terrore della gente che si sta vedendo cadere addosso il mondo; sì certo, ci sono già passati altre volte in situazioni del genere, ma credo che alla paura della guerra non ci si abitui mai, anzi.
Soprattutto penso a Abuin, che vive proprio a Bangui con i genitori, penso al fatto che non può camminare, se non pochissimo e molto lentamente. Come potrebbe mettersi in salvo dalle aggressioni e dalle razzie? E penso ai suoi genitori, che nonostante le enormi difficoltà per una famiglia con un figlio disabile, han sempre cercato di aiutarlo a stare bene e a vivere con dignità. Certo non lo lasceranno nemmeno ora e affronteranno i pericoli in Bangui.

« abbiamo vissuto momenti di panico: siamo rimasti senza acqua né elettricità per tre giorni, chiusi in casa per la paura e, nonostante il capo dei ribelli avesse comandato di non sparare alla popolazione, diversi colpi sono partiti ferendo molte persone e facendo anche alcuni morti.
[...] Non è la prima volta che viviamo un Colpo di Stato e ogni volta il Paese ritorna al suo stato primitivo. Per ora i ribelli non sono ancora disarmati e in città fanno quello che vogliono; piano piano si sta tornando al lavoro ma abbiamo ancora paura di uscire di casa.
Per fortuna, tutto è successo nel periodo delle vacanze di Pasqua e i bambini sono ancora a casa »

Aspetterò ancora qualche giorno, poi in caso chiederò qualche informazione specifica su Abuin e sui bambini seguiti dal Crham. Sono tutti bambini con disabilità e questo li rende ancora più vulnerabili in questa terribile situazione...



Oggi però è arrivata anche una buona notizia: finalmente ecco le notizie sulla salute di Luisa.
A quanto pare le cure sono servite perché sta molto meglio e non ha più i problemi di emicrania.
Questa volta niente foto o lettere, ma un disegno bellissimo.

Luisa si è rappresentata felice e sorridente in mezzo a me e a mia mamma e ci tiene per mano.
Grazie Luisa!